Chi ha bisogno delle fake news?

In teoria nessuno, eppure circolano quotidianamente nei social più frequentati dalle persone, quindi, a qualcuno, servono.

Si basano su vari argomenti, ma vertono soprattutto su politica e gli attuali problemi della società come, ad esempio, immigrazione. Questi sono quelli più cliccati e gettonati.

Le fake news in sė non hanno la funzione di circolare nella rete di tutto il mondo, in fin dei conti lo fanno senza troppi problemi, il loro compito è quello di attirare l’attenzione ed essere cliccate, questa funzione ha un nome specifico: clickbait.

Con il termine, clickbait, si intende una procedura cha ha lo scopo, appunto, di “catturare” il maggior numero di persone e farle cliccare sul quel preciso link, per ricavarci del profitto tramite banner pubblicitari presenti all’interno della pagina.

A livello politico, le fake news vogliono screditare un personaggio o partito differente, oppure l’esatto contrario, attribuirne lati positivi che non si hanno.

Come fanno ad essere divulgate così frequentemente?
Ci sono soprattutto due grandi fattori: la rapidità nonché la grande capillarità dei social network e da una noncuranza dell’argomento da parte degli utenti che condividono.

È giusto specificare che le fake news possono essere attendibili o non attendibili in quanto sono i termini più corretti per specificarle piuttosto che un drastico vere o false; alcune hanno un fondo di verità ma sono strutturate in maniera tale da non essere inerenti a quello che è stato evidenziato.

Secondo la IFLA ( International Federation of Library Association and Institution) ci sono diversi metodi che permettono di capire l’attendibilità o meno di una notizia e ritengo sia molto importante mostrarvi questi passaggi:

1) Le fonti: è importante sapere quali sono i collegamenti presenti fuori da quell’articolo, sapere chi ci sta dietro permette di capire, o intuire, il vero scopo dell’informazione divulgata.

2) Approfondire: oltre a quell’articolo, cosa si dice in rete inerente a quella storia spiegata?

3) Autore: chi è? Quali articoli ha scritto? È qualificato per parlare di quell’argomento?

4) Fonti a supporto: se ci sono presenti link all’interno dell’articolo, in quale altra pagina web portano?

5) Verifica la data: informazione apparentemente neutra eppure è importante capire quando è stato scritto quel pezzo. Se è presente una data meno recente è giusto, e corretto per l’autore, indicare che ci sono stati aggiornamenti in quel tal giorno.

6) È uno scherzo? Ci sono siti molto irriverenti che divulgano notizie palesemente false o scherzose allo scopo di essere ironici su un determinato argomento, quella si chiama satira ed è un bene che continui ad esistere, l’importante è non attribuirla come realtà.

7) Preconcetti: il fatto che tu possa pensare e giudicare il contenuto di un articolo è un sacrosanto diritto, questo però, non porta a ribadire tale concetto nel momento in cui ti viene segnalato che la notizia riportata è falsa. In questo caso basterebbe semplicemente ammettere di aver sbagliato e cancellare la notizia per eliminarne la sua visibilità.

Questo piccolo gesto, oltretutto, mette in atto due fattori fondamentali:
a. Pulisci, seppur di poco, la rete internet dalla falsa notizia.
b. Aumenta la tua umiltà nei confronti di chi ti ha creduto.

8) Chiedi agli esperti: consulta siti ufficiali dedicati a quel argomento. Utilizzerai il tuo tempo per imparare qualcosa di concreto e contribuirai a divulgare informazioni vere.

9) Ne aggiungo una io più semplice: quando vedi il titolo del post scritto in maiuscolo, con tanti punti esclamativi, (ATTENZIONE CONDIVIDERE IL PIÙ POSSIBILE!!!) è già un punto di partenza per capire che, al 99% è una fake news.

Siamo onesti, a tutti può scappare di divulgare una notizia falsa, è normale, soprattutto quando si va di fretta.

Continuare nella condivisione, ben consapevoli dell’errore e mettersi sulla difensiva se si è stati informati della falsità della fonte, continuerà ad abbassare il livello della rete e della nostra cerchia sociale più vicina.

Leggi il mio articolo “Quando sono i cookie a mangiare noi”.

Alle volte, nell’indecisione, è meglio un post in meno ben ponderato e consapevole, piuttosto che uno basato solo sul nostro istinto.

Immagine di copertina: Man sitting on bench reading newspaper, Photo by Roman Kraft on Unsplash.

Felicidad