Cosa c’entra Facebook con l’ignoranza digitale? Parliamone insieme.

In primis, meglio fare una piccola precisazione inerente ad un articolo molto importante della rivista online The Verge, dove si raccontano le testimonianze di moderatori che operano sulla piattaforma Facebook trovando materiale veramente agghiacciante.

Ho pubblicato questo articolo sulla mia pagina Facebook ufficiale che vi consiglio di seguire.

Il moderatore, ricordiamo, è quella professione che serve per ripulire i vari social network da tutto ciò che ha contenuti troppo violenti, che inneggiano all’odio o, nel caso di Facebook, pornografici.

Tornando a noi, per chi avesse letto il mio post sulla pagina sa perfettamente cosa ho scritto inerente a questo discorso ma qui lo voglio approfondire.

Specifico bene il mio pensiero: internet non è il male, come in tutte le situazioni del mondo, esiste una parte positiva ed una negativa.

Ciò che viene creato, costruito e condiviso all’interno di una qualsiasi piattaforma, deriva soprattutto da noi utenti che scegliamo cosa è giusto o sbagliato in base ai nostri gusti.

Per quanto Facebook possa avere i suoi difetti (perché ne ha tanti) non trovo sia giusto attribuire al social le colpe di tutti i mali possibili della nuova società.

I media tradizionali, quali i TG e i giornali hanno purtroppo la tendenza a demonizzare tutto ciò che arriva dal digitale soprattutto dalle piattaforme sociali.

Quando si parla di morti, suicidi e gioventù, prendono spezzoni che derivano dai social oppure da qualcuno che usa un computer o uno smartphone e, se notate bene, sono le stesse immagini che girano da anni.

Questa tendenza ha prodotto nelle menti delle persone l’idea che la rete crei solo dei mostri quando, in realtà, si sa proprio poco o nulla di internet.

Chi non sa, spesso si fa condizionare da chi si pensa ne sappia di più; questa si chiama ignoranza digitale.

Questo studio del DESI, anno 2019, Digital Economy and Society Index, dimostra che in Italia, ci sia una digitalizzazione della società e dell’economia arretrata rispetto al resto dell’Europa, siamo infatti quarti, a partire dal basso.

Detto questo e tornando al discorso dei siti internet, prendiamo come esempio quelli pedopornografici: dobbiamo ricordare che se esistono è colpa di chi li “costruisce”, chi pubblica i video e di chi li va a vedere, a cui attribuisco la colpa maggiore.

È importante quindi saper decifrare ciò che abbiamo sotto mano, avere sempre un occhio critico in tutto ciò che ci viene presentato in forma di post, foto o video e avere la certezza che sia una notizia attendibile o no.

L’ignoranza digitale, con il tempo si paga.

Potrebbe interessarti il mio articolo “Fake news: 8 passaggi per riconoscerle“.

Spero ci possa essere una profonda riflessione anche da parte di chi legge questo articolo.

Articolo aggiornato il 17/03/2020.

Immagine di copertina: Grayscale photo of people sitting on chair, Photo by davide ragusa on Unsplash.

Felicidad.

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